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Cronistoria

Non è noto chi sia stato il primo ad osservare le particolari forme erose nelle rocce delle Moti da Cavagliola. Dopo il ritiro dei ghiacciai, avvenuto circa 10'000 anni fa, la vegetazione prese di nuovo il possesso delle elevate regioni delle nostre montagne.

Sono forse stati i cacciatori i primi a scoprire le marmitte dei giganti?

Il primo documento scritto lo dobbiamo al pastore riformato di Brusio, G. Leonhardi. Nel suo libro apparso a Leipzig nel 1859, dal titolo «Das Poschiavino Thal», annovera da acuto osservatore «cirkelförmige Aushölungen» (cavità rotonde) scavate nella roccia della forra di Puntalta. Il famoso geologo Rudolf Staub, nella sua carta «Geologie der Berninagruppe 1948», annota le Marmitte dei giganti situate sulle Moti da Cavagliola. Nella mia tesi di laurea, Friborgo 1957, descrivo ampiamente la conca e la soglia glaciale di Cavaglia. C. Burga studia l'epoca del tardo glaciale della nostra Valle e nel 1987 pubblica i suoi risultati nella sua tesi di abilitazione. (Aldo Godenzi)

Sull'esempio delle più note marmitte dei giganti in Svizzera, quelle al coperto di Lucerna, risulta fin da subito evidente che l'iniziativa per un eventuale svuotamento di quelle poschiavine alle Moti da Cavagliola può avere principalmente un interesse turistico. 

1975

1975
Così si presentavano le marmitte prima di vuotarle. Erano piene di terriccio, sassi e acqua.

Scrive Alfonso Colombo, presidente dell'Ente turistico di Poschiavo dal 1966 al 1994: «Già intorno al 1975 l'Ente turistico aveva lanciato l'idea e iniziato vari lavori di ripristino. I costi però erano troppo elevati e l'appoggio scarso, di modo che l'azione ha dovuto essere sospesa». Colombo definisce le Moti da Cavagliola e dintorni il «monumento naturale di Cavaglia».

1990

1990
Il duro lavoro di asportazione del materiale dalle marmitte

L'idea di liberare le marmitte per creare una nuova attrattiva turistica rimane viva e negli anni sono seguiti vari tentativi di ripresa. Gli esploratori poschiavini – sotto la guida di Plinio Tognina e su iniziativa di Alfonso Colombo – effettuano una prima azione di svuotamento della marmitta più vicina alla ferrovia.

1994

1994
Durante la bella stagione il comitato era costantemente impegnato a liberare le marmitte dall'acqua piovana.

Un altro e più importante colpo di piccone viene vibrato da una ventina di apprendisti metallmeccanici e elettricisti del Deposito della Ferrovia Retica a Poschiavo e Landquart, diretti da Mario Costa, Aldo Fanconi e Giovanni Lardelli. La prima marmitta viene completamente liberata e con il forestale di Poschiavo, Gianni Zanoli, si prepara il circuito che porta al punto panoramico sulla Valle di Poschiavo.

1995

1995
Il Giardino dei Ghiacciai è anche un punto di incontro per socializzare.

Viene pubblicato uno studio della Scuola del turismo di Samedan, a firma di Pietro Beritelli, dal titolo «Le marmitte di Cavaglia: valutazione, potenziale, possibile sviluppo». Lo studio – che fa parte del complesso progetto «Organizzazione turistica Valposchiavo» – sottolinea in modo evidente l'impatto positivo che le marmitte liberate avrebbero sull'economia turistica: «Praticamente una mancanza totale di concorrenza» e «l'impossibilità di imitare artificialmente queste formazioni garantiscono inoltre un argomento di vendita a lungo termine per tutta la Valposchiavo».

Riguardo al potenziale sviluppo delle marmitte di Cavaglia, lo studio Beritelli cita le seguenti opportunità:

  • Uno svago in più per turisti e per gli abitanti della valle;
  • Le marmitte come punto d’incontro per socializzare;
  • Vegetazione unica, struttura geologica interessante, biotopo;
  • Attrattivo punto panoramico in varie direzioni;
  • Vicinanza a ferrovia e strada.
  • Facilità di accesso;
  • Entrata libera.

A seguito dell'interessante perizia Beritelli, aumenta l'attenzione per le marmitte e il giardino naturale delle Moti da Cavagliola. Si forma un gruppo di idealisti, che più tardi si costituisce nell'Associazione Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia.

1998: nasce l'Associazione Giardino dei Ghiacciai di Cavaglia

Il sodalizio vive grazie ai contributi dei soci e ai sostegni finanziari da parte di istituzioni ed enti. I membri del comitato operano a titolo di volontariato e quindi gratuitamente.

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